25 giugno 2021

Con gratitudine verso la scuola della ripartenza

Nello scenografico contesto di Villa Cortese, il 25 giugno scorso, ci siamo trovati per giudicare insieme ciò che abbiamo vissuto e per trattenere ciò che vale da questo lungo anno scolastico.
 
Ci fa piacere ripercorrere brevemente qui quanto condiviso durante la serata, per poterne fare tutti tesoro.
Partendo proprio dalle domande che abbiamo ricevuto nella lettera di invito all’assemblea, abbiamo cercato di focalizzare assieme quali sono stati, nel corso dell’anno appena conclusosi, i punti più critici e quali gli elementi più ricchi di potenzialità. 
Abbiamo esplorato cosa resta di questa nostra esperienza, domandandoci cosa tuttora ci coinvolge nel “nostro stare insieme, distanti”.
Senz’altro abbiamo compreso, come ci insegna la Professoressa Kasatkina, che il contributo di ognuno è rilevante e determinante. Ciascuno di noi, singolarmente, è in grado di vedere, nella “complessità dell’intero”, quel qualcosa che sono lui può intravedere, in quanto solo lui si trova in quel determinato punto rispetto all’insieme. 
Il condividerlo poi, permette agli altri di percepire il punto del singolo; punto di vista necessariamente parziale, che ha bisogno dunque del contributo di tutti altri attori del processo, per confluire in un unicum coerente.
 
Per questo, ci siamo sentiti esortati ad offrire le nostre riflessioni, guidati anche dal coordinamento e dalla moderazione del Prof. Francesco Liuzzi, docente di organizzazione aziendale presso l’Università Statale di Milano e partner di Tebat S.r.l., società di consulenza manageriale.
Alla serata ha partecipato anche la Professoressa Simonetta Cesari, che ha portato la propria testimonianza quale coordinatrice della scuola primaria Pellicano di Bologna.
La ragione della presenza di Simonetta Cesari e del Prof. Liuzzi risiede nella complessità della realtà in cui viviamo; abbiamo infatti compreso che per poter camminare bene come scuola abbiamo bisogno del supporto di altre realtà, abbiamo bisogno di confrontarci con altre scuole e con soggetti “terzi” rispetto al mondo della scuola.
 
Sono seguiti numerosi interventi dai quali sono emersi diversi spunti di riflessione. Ne riportiamo alcuni ma sono stati tanti i contributi ricevuti, segno della volontà di tutti noi di esserci e di interrogarci insieme.
 
Rossella dell’infanzia ha osservato come la pandemia abbia scardinato, di fatto, tutte le strade che fino ad allora erano state percorse nella relazione con il bambino. 
Quando, ad esempio, si è dovuto prendere atto che i bambini avrebbero dovuto rinunciare a tutti i laboratori solitamente organizzati durante il “normale” precorso scolastico, è sorta in tanti, sia nei genitori che negli educatori, una domanda: cosa sarebbe mancato ai bambini?  
La risposta a cui Rossella e le famiglie sono giunte è stata chiara: il guardare la realtà che ci siamo trovati ad affrontare, come un’occasione e non come una mancanza, ha generato azioni nuove del vivere insieme.
Come ci ha spiegato il Prof. Liuzzi, infatti, viviamo ora in una realtà in cui abbiamo scardinato il saputo. 
La nostra, come tutte le organizzazioni, si interroga su quale rapporto vuole con gli attori che la compongono (colleghi, alunni, genitori) e determina modelli di comportamento. 
Quando tutto è stato messo in discussione ed i vecchi modelli sono crollati in quanto non più praticabili, è stato necessario identificare il positivo e da questo costruire nuove piste e delineare nuovi percorsi. 
L’esperienza fatta in questo tentativo si è rivelata ambivalente, è emersa l’importanza del “fare insieme”, del mettersi assieme all’altro, perché da soli non ci si riesce, ma nello stesso tempo, a volte, abbiamo sperimentato che agire da soli è la strada più veloce e più immediata. 
Tuttavia, come ha sottolineato Liuzzi, occorre stare nell’ambivalenza perché da lì nascono idee feconde.
 
La maestra Silvia, ad esempio, ci ha fatto intravedere chiaramente l’ambivalenza che risiede nella didattica a distanza: la scuola in presenza ha quelle risorse comunicative (gesti, movimenti, espressioni) che rendono più efficaci la comunicazione. Però è stato in DAD che Silvia si è accorta dei talenti di un’alunna.
 
Così la professoressa Giulia ha raccontato che la DAD ha fatto comprendere ad alcuni ragazzi che il rapporto con gli altri è fondamentale per imparare. Ma altri alunni hanno ammesso di aver lavorato meglio da soli. In questa ambivalenza va ricercata la strada per aiutare i ragazzi a cogliere l’importanza del lavorare con l’altro e che il bene comune va ricercato insieme.
 
Poi Sabrina del nido ha sottolineato come, nonostante in questo anno il rapporto con i genitori sia sempre stato a distanza, i nuovi sistemi e canali comunicativi che siamo stati costretti ad utilizzare hanno permesso ai genitori, e magari ad entrambi i genitori, di partecipare più facilmente agli incontri con gli educatori. Tali sistemi hanno inoltre facilitato la partecipazione a riunioni di tanti colleghi che magari nell’assetto “ordinario” non avrebbero potuto essere presenti, a causa delle distanze.
Il dato emergente dunque, come ha sottolineato Liuzzi, è che l’esperienza che abbiamo fatto è ambivalente. Un’esperienza ambivalente che conviene non perdere perché nelle pieghe dell’ambivalenza c’è senz’altro un aspetto che ci aiuterà a trovare risposte.
Restarci dentro, come evidenziato prima, ci permetterà di trovare idee più feconde. 
 
Come il prof. Alessandro che cogliendo lo spunto nato dalla semplice osservazione delle due facce della luna da parte degli alunni, anziché proporre loro un’ordinaria lettura di un testo scritto, ha cambiato prospettiva, ponendosi insieme ai ragazzi davanti alla luna, per interrogare per primo se stesso su cosa suscitasse quell’osservazione.

E così, come dicevamo, identifichiamo il positivo e da questo delineiamo nuovi percorsi, anche se, a volte, vi sono problemi non risolvibili, dilemmi che possiamo solo gestire. A questa considerazione siamo giunti infine grazie anche al supporto del Prof. Liuzzi.
 
Liuzzi, infine, partendo dalla sua esperienza di ascoltatore durante l’assemblea, ci ha offerto un suggerimento che vorremo fare caro.
Di questo anno trascorso abbiamo raccontato il positivo; occorre dare spazio anche al dolore che abbiamo vissuto e che viviamo, sfidandoci ad abitare il “doloroso”, cercando in noi quello che il poeta John Keats chiama “capacità negativa” ovvero quella capacità che “un uomo possiede se sa perseverare nelle incertezze attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare a un’agitata ricerca di fatti e ragioni”.
Quello che possiamo fare dunque è rimanere fedeli al nostro compito: il far crescere le persone, dentro questo “buio”