Oggi inizia ufficialmente l’anno scolastico 2026/2027 anche in Emilia-Romagna, anche se le nostre sedi sono piene di vita già da un paio di settimane.
È stato certamente un buon inizio per le oltre 200 persone che si sono ritrovate venerdì pomeriggio per conoscersi o rivedersi e brindare al nuovo anno che inizia.
Un particolare ringraziamento ai genitori che si sono dati da fare per accogliere al meglio le nuove famiglie, e a tutti… buon inizio!
Pionieri di una grande avventura
Buonasera a tutti, e benvenuti. Sono contento che siate qui. Stasera non c’è un programma da seguire. C’è un aperitivo e il piacere di conoscerci. Vi ringrazio per aver scelto la Carovana per i vostri figli. È una scelta che ci riguarda da vicino, e ci tengo a dirvi in due parole che cosa trovate entrando qui.
In questi giorni ho letto un articolo di un insegnante, Marco Erba. Raccontava di una sua lezione sui Promessi Sposi, sulla conversione dell’Innominato. Una ragazza della classe, arrivata da poco in Italia e con l’italiano ancora incerto, aveva capito prima di lui dove stava il punto. La svolta comincia nel gesto di cura verso la fragilità di Lucia, e prendendosi cura di lei l’Innominato guarisce anche la propria parte ferita. Erba ne ricava una cosa semplice: solo curando l’altro possiamo guarire noi stessi. Ecco, questo è quello che proviamo a fare ogni giorno. Per noi ogni lezione è un momento di cura, e il nostro compito è formare persone capaci di custodire il proprio pezzo di mondo come un giardino.
C’è una seconda parola che vi voglio lasciare, ed è speranza. Il cardinale Zuppi ricorda che educare viene da educere, tirare fuori, accompagnare qualcuno a diventare ciò che è chiamato a essere. Per questo dice che la scuola è un atto di speranza radicale. Noi la pensiamo così. Ogni volta che una famiglia sceglie di stare qui e di investire insieme a noi, fa una scommessa di speranza.
Poi c’è il tempo che viviamo. L’intelligenza artificiale sa dare a ogni ragazzo una versione di sé fatta su misura, uno specchio, e lo fa bene. Un ragazzo però non cresce davanti a uno specchio. Cresce quando incontra qualcuno che lo chiama fuori da sé, verso quello che ancora non sa. È il metodo di don Giussani, da cui la Carovana è nata: si educa stando davanti, con una presenza viva. Papa Leone XIV ha dedicato a questo parole forti. Ha chiesto alla scuola di disegnare nuove mappe di speranza e di dare quello che uno schermo non dà: il tempo di imparare insieme e legami di cui fidarsi.
E ha messo in guardia da un rischio preciso: quando affidiamo alla macchina prima il lavoro e poi il giudizio, “la delega della decisione rischia di diventare delega della coscienza”. Per questo stasera siamo qui di persona. La presenza non si delega.
Il nome della nostra Cooperativa lo dice bene. Una Carovana è già in cammino, e chi si mette in strada oggi trova compagni di viaggio e porta colori che prima non c’erano. Voi, da stasera, siete parte di questo cammino. Cura e speranza sono i due passi che facciamo insieme.
Vi accogliamo con gratitudine, e con l’impegno che qui i vostri figli saranno guardati uno per uno. Adesso però basta parlare. C’è da brindare e da conoscerci. Benvenuti nella Carovana, e buona festa a tutti.
Fonti richiamate: Marco Erba, «La lezione sia un momento di cura», Avvenire, 8 settembre 2026, p. A17. Matteo Maria Zuppi, «La scuola come atto di speranza radicale», Avvenire, 8 settembre 2026, p. A20.






